DIECI COSE CHE NON SAPETE SU MANTOVA

Siete mai stati a Mantova? Quanti giorni vi siete fermati? Provo a indovinare… Un solo giorno. Avete visitato Palazzo Ducale, fatto una passeggiata in centro fino alla basilica di Sant’ Andrea e forse vi siete spinti fino a Palazzo Te. Ma Mantova è molto di più, ci sono molte cose da scoprire.

Qui troverete 10 curiosità che, chissà, magari vi invoglieranno a tornare. Buona lettura!

Mantova sorge su tre laghi

Il lago Inferiore

Un giorno, parlando al telefono con un collega e descrivendogli ciò che vedevo in quell’ istante, e cioè il lungolago, mi sento rispondere: “lungolago?? ma Mantova non è sul lago!”

No, in effetti non è sul lago, bensì sui laghi, perché ce ne sono ben tre! Mantova è bagnata dalla acque placide del fiume Mincio, emissario del lago di Garda e affluente del grande fiume Po. In età del bronzo il Mincio aveva già formato un rallentamento nei pressi dell’ insediamento che sarebbe diventato Mantova, ma ciò che vediamo oggi è in realtà opera dell’ uomo; in particolare dell’ ingegnere bergamasco Aberto Pitentino che, dal 1190 con una grandiosa opera idraulica fece scavare quattro laghi intorno alla città: il lago Superiore, il lago di Mezzo, quello Inferiore e il lago Paiolo, trasformando di fatto Mantova in un’ isola. Nel XVIII secolo però il lago Paiolo, che tendeva a impaludarsi, venne prosciugato per rendere più salubre la zona. Gli altri tre laghi invece sopravvivono oggi, e fanno parte dell’ area protetta del Parco del Mincio.

I fiori di loto

Mantova fior di loto
Eva vestita di fior di loto

Nelumbus nucifera è il nome latino del fior di loto, magnifico fiore acquatico tipico dell’ Asia e dell’ Australia. Ma grazie a Maria Pellegreffi, studentessa di Scienze Naturali a Parma, non c’è bisogno di fare viaggi intercontinentali per ammirare questa bella pianta. Nel 1921 infatti, la signorina Pellegreffi partecipò ad un progetto di coltivazione del Nelumbus a scopo alimentare: in Oriente infatti si otteneva dai rizomi una farina molto utilizzata in cucina. La farina a Mantova non ebbe successo; In compenso i fori di loto, che si riproducono molto velocemente, infestarono il lago Superiore. Oggi, grazie a continue potature, la situazione è abbastanza sotto controllo e tra luglio e agosto si può assistere allo spettacolo della fioritura. Davanti ai giardini pubblici di Belfiore sorge una vera e propria isola di fior di loto.

Nasce a Mantova il concetto di km 0

Il Rinascimento è un momento ricco di crescite ma anche di distruzioni, a causa delle continue guerre fra famiglie rivali. I Gonzaga, insieme ai duchi D’ Este di Ferrara, iniziano a promuovere il consumo di prodotti del territorio, riducendo le spese e i rischi di approvvigionamento da luoghi più lontani. Inoltre in questo modo aumenta il consumo di prodotti freschi, non più conservati, migliorando anche l’ apporto nutrizionale nella dieta dei mantovani. In un contesto così, come poteva aver successo la farina di Nelumbus??

Il primo cuoco “stellato” cucinava alla corte di Mantova

Quando nascono i cuochi famosi e contesi? Non è certo invenzione degli ultimi anni! Nel 1662 approda alla corte dei Gonzaga l’ allora celeberrimo e conteso Bartolomeo Stefani, che aveva lavorato presso i più raffinati nobili di Emilia e Lombardia. Proprio nella nostra città scrive il suo famoso libro L’ Arte di ben cucinare, manuale di “galateo a tavola” con indicazioni su come apparecchiare e descrizione di alcuni banchetti tenuti alla corte dei Gonzaga. Il suo Cappone alla Stefani è sopravvissuto fino ai giorni nostri e viene servito in diversi ristoranti di città e provincia.

La casa del Mercante

Mantova casa mercante
La casa del mercante

Chi arriva in piazza delle Erbe non può non notare questo edificio strano, che nulla ha a che vedere con l’ architettura del centro storico. Qui viveva Boniforte da Concorezzo, un commerciante di tessuti e pellame, che decise di stabilirsi a Mantova dove aveva molti dei suoi commerci, e che nel 1455 fece edificare la sua casa-bottega. La facciata è rivolta verso piazza delle Erbe, all’ angolo con piazza Mantegna. Ha uno stile arabeggiante, con finestre adornate con stampi in terracotta che sembrano pizzi pregiati. Ha rischiato, il signore Boniforte, perché la sua casa stonava con gli altri edifici e soprattutto con Sant’ Andrea… E infatti l’ architetto dei Gonzaga, Fancelli, riuscì a metter mano almeno alle finestre rivolte verso la basilica, ma il caratteraccio del padrone di casa lo fece desistere da tentare altri cambiamenti nell’ abitazione. Questo edificio non solo è particolare per l’ architettura, ma anche per altri due motivi: il primo è che sotto al porticato sono scolpiti gli oggetti che erano venduti dal commerciante, una sorta di pubblicità anni ‘400; il secondo è che, da quando è stato edificato, questo edificio è sempre appartenuto a commercianti di tessuti. Anche oggi.

La leggenda di San Longino

Andiamo indietro di più di 2000 anni per raccontare questa storia. Longino: chi era costui? tutti sappiamo chi è, ma molti non conoscono il suo nome…Longino è il centurione romano, di origini abruzzesi, che con la sua lancia si accertò della morte di Gesù crocifisso, facendogli sanguinare il costato. La storia racconta che Longino si pentì subito di aver partecipato alla crocifissione e raccolse dalla terra un po’ del sangue di Gesù,riconosciuto come divino, conservandolo in un ampolla. Si unì agli Apostoli in un percorso di evangelizzazione fino a tornare in Italia e, dopo un viaggio estenuante, approdò a Mantova. Qui nascose la preziosa reliquia, sotterrandola. Longino fu in seguito martirizzato nella sua città d’ origine. La leggenda vuole che l’ ampolla sia stata ritrovata dove ora sorge la basilica di Sant’ Andrea. La reliquia è conservata nella cripta ed esposta ai fedeli il Venerdì Santo.

Tinto Brass vi ha girato un film

Locandina del film

Tinto Brass fortunatamente non è l’ unico regista ad aver scelto il nostro territorio come set cinematografico, ma è sicuramente il più “singolare”. Il suo Monamour , ispirato al romanzo “Amare Leon” di Alina Rizzi, è ambientato durante il Festivaletteratura e tratta tutti i temi cari a Tinto Brass.

Mantova e i suoi festival

A Mantova si tengono due importantissimi festival:

Festivaletteratura, la prima settimana di settembre, quando la città si popola come non mai. Molti gli scrittori e i registi nazionali e internazionali che animano le giornate con interviste e conferenze. In piazza delle Erbe un grande stand propone libri a un prezzo scontato.

http://www.festivaletteratura.it/it

Segni d’infanzia, una kermesse totalmente dedicata ai bambini, con moltissimi spettacoli teatrali e non solo, divisi per fasce d’ età. Si svolge a inizio novembre, ma i preparativi cominciano molto prima, con la scelta dell’ animale sponsor che cambia ad ogni edizione. Già dall’ estate l’ associazione Segni d’ Infanzia propone laboratori tematici.

http://www.segnidinfanzia.org

Se pensate di venire a Mantova durante i festival, sappiate che dovrete prenotare con largo anticipo.

Palazzo Canossa e il passaggio segreto

Mantova piazza Canossa
Piazza Canossa

A Mantova c’è una bella piazza un po’ nascosta e fuori dal classico giro turistico, ma con una piccola deviazione vi farete un gran regalo : non solo troverete la chiesetta della Madonna del Terremoto, non solo ammirerete una antica edicola in stile liberty, patrimonio del FAI, ma soprattutto vi troverete Palazzo Canossa, ora di proprietà della famiglia Colaninno. Sulla sua bella facciata bugnata, con il balcone sorretto da colonne, c’è un passaggio segreto. Una delle decorazioni in pietra che decora la parte di facciata che da su vicolo Albergo è sostituita da una lastra in legno… Dove porterà mai? Sarà una via di fuga? Chi viveva a Palazzo Canossa? Io non svelo il mistero, a voi le ricerche!

La Torre della Gabbia

Mantova torre gabbia
La torre della gabbia e la cupola di Sant’Andrea

Arrivando in piazza Sordello è impossibile non vederla, anche se è alta solo 55 metri. Risale al XIII secolo ma solo nel 1576 acquisì il suo famigerato nome. Sì perché sulla facciata che guarda via Cavour, a circa 30 metri dal suolo, sta appesa una bella gabbia di circa due metri per un metro. Il duca Guglielmo Gonzaga la fece installare per esporre alla pubblica gogna i condannati. Sicuramente sostare in questa gabbia era una bella punizione.

9 Risposte a “DIECI COSE CHE NON SAPETE SU MANTOVA”

  1. Caspita. Ci sono stata tantissime volte. Sapevo del cuoco ma tutto il resto no 🙁 grazie per le info 🙂

  2. Quanti spunti interessanti che mi hai dato. La prossima volta che passerò per Mantova lo farò con occhi diversi.

  3. Sono stato a Mantova un anno fa e…tranne la curiosità sul signor Brass, con molta presunzione rivendico di conoscere le curiosità che hai riportato.
    😛

    1. cristianafranzini dice: Rispondi

      Mi fa molto piacere che tu conosca bene la mia città! E dai, hai comunque imparato una cosa nuova! Sei stato anche ai festival?

  4. Quanti fiori di loto, un vero incanto! Mantova è sicuramente una città da scoprire.

  5. Monica Frizzarin dice: Rispondi

    Bella Mantova e molto bello e dettagliato il tuo articolo. Mi haifatto venire voglia di tornarci. Grazie!

  6. E’ da un po di tempo che sto pensando di fare un giro a Mantova per il weekend. Grazie mille per queste chicche così quando visiterò Mantova sarà ancora più bello.

  7. Molto bella Mantova! L’ho visitata alle elementari, ma mi piacerebbe molto riandarci!

  8. Mi ha veramente incuriosito la porta segreta di Palazzo Canossa! Chissà dove conduce.. Vorrei essere lì adesso per scoprirlo con i miei occhi!

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