Mentre mio marito mi suggerisce di essere più futuristica, e scrivere un blogpost su Come vedere una città senza andarci, raduno le idee di queste ultime 36 voracissime ore e ripercorro il nostro itinerario a Istanbul, fatto essenzialmente di caldo, odore di cibo, minareti, caos e gatti.
Istanbul è una città che definire caotica è molto riduttivo, che fa capolino in Europa ma vi è lontana anni luce. E questi tentativi di avvicinarsi all’Occidente cozzano con lo stile medio orientale che esplode nei bazar e nei quartieri meno turistici.
Istanbul è anche molto grande, e richiede sicuramente molto più di un giorno per visitare almeno il minimo, ma il nostro è solo uno stop-over e quindi ci siamo prodigati per vedere l’essenziale in una solo giornata o poco più.
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Cosa vedere a Istanbul in un giorno: il nostro itinerario
Avendo solo una giornata a Istanbul abbiamo selezionate prima di partire le cose che avremmo voluto vedere, i tempi di percorrenza, gli itinerari. Abbiamo anche cercato di ridurre al minimo gli ingressi a pagamento ( anzi, avevamo detto che il nostro itinerario a Istanbul sarebbe stato totalmente gratis, ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo).
Cosa vedere a Istanbul in un giorno: la Moschea Blu e Aya Sofia
Il nostro itinerario a Istanbul comincia con un must: la Moschea Blu. L’hotel dove alloggiammo grazie a Turkish Airlines è molto vicino alla zona di Sultanhamet e ci arriviamo in pochi minuti intorno alle 10 del mattino.
L’ingresso alla Moschea Blu è gratuito, ed è accessibile dalle 8 alle 21,30 esclusi gli orari di preghiera.

La coda all’ingresso è sempre molto lunga ma scorre davvero rapidamente. Per le donne che non hanno un abbigliamento consono viene fornito gratuitamente un foulard ( a Eva hanno dato anche una gonna lunga) che verrà poi restituito all’uscita. Se non volete indossare capi magari utilizzati da altri ricordate di avere le gambe e le spalle coperte (un abito lungo con le maniche a t-shirt sarà perfetto). Per gli uomini non è richiesto altro se non pantaloni al ginocchio (il classico bermuda).
Prima di accedere ognuno toglierà le scarpe e le conserverà in mano. È assolutamente vietato appoggiarle al suolo all’interno della Moschea.
Finalmente entriamo…il pavimento è completamente ricoperto di moquette rossa. Lo spazio è ampio, arioso, lo sguardo si posa sulle colonne bianche e le seguiamo fino in cima, quando si aprono le enormi cupole punteggiate di finestre e dalle famose ceramiche azzurre che danno il nome alla moschea. Il contrasto cromatico è forte ma al tempo stesso armonioso e rilassante.
Questa moschea è la più importante e solenne di tutta Istanbul, ed è la sola ad avere ben 6 minareti. Allora solo la Moschea della Mecca ne aveva così tanti, e infatti ne fu costruito un settimo perché mantenesse il primato e non perdesse di importanza. In effetti però il numero di minareti non ha nulla a che vedere con l’importanza religiosa dell’edificio, bensì è solo un fattore estetico e di stile architettonico.
Una volta entrati nella Moschea Blu, ci si può intrattenere per quanto tempo si desidera. All’uscita troverete un addetto a cui riconsegnare il foulard e potrete reindossare le scarpe.
Di fronte alla Moschea Blu, a poche centinaia di metri dalla fine di piazza Sultanhamet, sorge un’altra moschea molto importante per Istanbul: Aya Sofia, il vero simbolo della città.
La sua storia è molto travagliata: nasce infatti come basilica cristiana, fondata dal l’imperatore Giustiniano nel 532. Viene distrutta e ricostruita più volte, fino a quando gli Ottomani la convertono definitivamente in moschea nel 1453.
Nella sua storia recente è stata anche sede museale, e solo dal 2020 è tornata ad avere la sua funzione di edificio di culto.
All’interno, mosaici bizantini ne ricordano l’origine. Attualmente questi sono però coperti da teli poiché all’interno delle moschee non posso essere riprodotte immagini.
L’ingresso ad Ayasofia è a pagamento e le file sono davvero molto lunghe. Se intendete visitarne anche l’interno il consiglio è quello di andare al mattino presto.
Come già detto, le due moschee sono una di fronte all’altra, separate da un lungo giardino adornato da fontane. All’ora della preghiera i due muezzin che richiamano i fedeli cantano in un affascinante botta e risposta.
Cosa vedere a Istanbul in un giorno: la Basilica Cisterna.
A pochi passi da Ayasofya sorge un altro edificio molto particolare: la Basilica Cisterna.
Basilica o Cisterna? A dire il vero la seconda,a la costruzione a campate la fa sembrare davvero una chiesa. E quando si entra l’impressione è proprio questa, di trovarsi in una basilica allagata.

Questa cisterna, nata per raccogliere acqua dall’acquedotto romano e convogliarla al Palazzo Topkapi e i suoi dintorni, sorge nei sotterranei della città, come una antica chiesa nascosta.
oltre che estremamente fresca e piacevole in una domenica di fine luglio, l’atmosfera al suo interno è magica: gli archi e i colonnati si riflettono nell’acqua sottostante, creando giochi di specchi. Sapienti giochi di luce attenuano o accentuano i riflessi, cambiando continuamente la scenografia.
All’ingresso della Cisterna troverete alcuni pannelli informativi sulla costruzione e la sua funzione. Un sistema di passerelle sospese consente poi di addentrarsi nell’ambiente in autonomia. Il tempo di permanenza è libero, ma mezz’ora è sufficiente per vederla tutta e scattare belle fotografie.
L’unica pecca è il costo del biglietto, davvero esagerato a mio avviso: circa 30€ a persona, gratuiti i minori di 7 anni.
Cosa vedere a Istanbul in un giorno: i colori di Balat e Fener
Ci spostiamo rapidamente in taxi verso un’altra meta molto battuta in città, due spot imperdibili: le casette colorate di Balat.
Balat e Fener sono due quartieri residenziali di Istanbul, ricchi di negozietti, locali alla moda e belle casette.
In particolare in Kiremit caddesi (via Kiremit) si trovano alcune case ristrutturate le cui pareti sono dipinte di colori pastello: azzurro, verde, rosa, giallo, in un tenue arcobaleno che caratterizza la strada e attira moltissimi turisti.
Noi non potevamo essere da meno ovviamente, anche se non abbiamo avuto né la pazienza né il tempo per attendere che si liberasse la postazione migliore per fotografare.
Altro luogo altamente instagrammabile a Balat è la scala arcobaleno. Lungo la scala si trova anche un piccolo caffè con un minuscolo tavolo e due sedioline, anche questi coloratissimi.


L’area è molto frequentata e potrebbe esserci molta gente, ma se avete un po’ di pazienza troverete anche il momento in cui ci sono poche persone.
Di fianco alla scalinate sorge un locale, anche questo noto per I gazebo colorati. L’ingresso è controllato e per accedere è obbligatoria la consumazione.
Non limitatevi a cercare questi due luoghi noti di Balat…concedetevi due passi lungo le viuzze e magari fermatevi a fare uno spuntino al VINTAGE CAFE?!?!, un localino davvero particolare che serve cucina turca.
Cosa vedere a Istanbul in un giorno: la Torre di Galata
Riprendiamo la via costeggiando le acque del Corno d’Oro, il fiordo che dallo stretto del Bosforo si addentra nella città. Attraversiamo il ponte a due piani, dove decine pescatori si affannano a pescare piccoli pesci che esaleranno i loro ultimi attimi di vita in cestelli di plastica sotto al sole cocente (ci passeranno pure molte ore, mi chiedo poi chi se li mangia?!).
Mentre scrivo mi viene in mente che, nonostante tanto cibo a disposizione – molti pescetti riescono a sfuggire dai secchielli, senza sapere che creperanno ugualmente ma sull’asfalto bollente- lungo il ponte non abbiamo visto gatti…evidentemente è troppa fatica pure per loro.
Comunque, la nostra prossima meta è la Torre di Galata, che ci sembra dietro l’angolo (la sua sommità a forma di cono è visibile da molto lontano) e invece non lo è! Dopo una lunga scarpinata lungo vicoli rigorosamente in salita, eccola stagliarsi davanti ai nostri occhi.

La Torre di Galata, costruita dai genovesi nel 1348 e ha avuto diverse funzioni durante la storia: da torre di vedetta a prigione, a punto di osservazione degli incendi.
Cosa vedere a Istanbul in un giorno: là Mosche di Ostrakoi e il ponte sul Bosforo
Ci avviamo in taxi verso l’ultima tappa della nostra lunga giornata a Istanbul: la suggestiva immagine della moschea di Ostrakoi, con alle spalle le mitiche acque dello stretto del Bosforo e del ponte che lo attraversa e che simbolicamente congiunge Europa e Asia.
Il momento migliore per arrivare qui è il tramonto, quando le acque calme del Bosforo si colorano di un lieve riflesso aranciato e i minareti bianche della moschea si scaldano degli ultimi scampoli di luce solare.

Il luogo è molto frequentato grazie agli infiniti locali dove mangiare e tirare tardi. Basti pensare che il taxi ad un certo punto si è arreso e ci ha fatto scendere perché a piedi saremmo arrivati alla meta molto prima che in macchina.
Per tornare all’hotel optiamo per il bus. Alla fermata si può fare la tessera precaricata oppure a bordo si può pagare con carta di credito scannerizzando il QR code.
Cosa vedere a Istanbul: il Grand Bazar e il Bazar Egiziano
La nostra permanenza a Istanbul è durata in realtà qualcosa in più di 24 ore. Avendo a disposizione anche un paio d’ore la mattina successiva, prima di tornare in aeroporto e proeseguire il nostro viaggio verso Singapore, abbiamo trascorso un po’ di tempo fra i vicoli del Grand Bazar e del Bazar Egiziano.
Il primo è un ricettacolo di stradine coperte che pullulano di negozietti di ogni genere: souvenir, bigiotteria, abbigliamento di ogni genere e oggettistica varia. Qui regna ancora alla grande la merce contraffatta, per cui ad ogni angolo incontrerete bauletti di Louis Vuitton, pellicce e cinture marchiate Prada e Gucci.
Per un’esperienza più autentica si possono invece percorre i vicoli che dal Grand Bazar conducono al Bazar Egiziano. Quest’ultimo è un famoso mercato coperto delle spezie, bellissimo anche solo da guardare: colline di polveri colorate sbucano dai cesti esposti e l’odore di curcuma, curry e zenzero impregna l’aria. È davvero semplice farsi attirare all’interno delle botteghe da giovani mercanti dai modi suadenti, pronti a offrire un bicchiere di tisana al melograno e uno spuntino a base di pistacchi al miele. Non acquistare un souvenir è praticamente impossibile!
